Teatro Dell’Elfo
Presenta
di William Shakespeare
traduzione di Dario Dal Corno
regia Elio De Capitani
con
Enzo Curcurù (Teseo/Oberon), Sara Borsarelli (Ippolita/Titania), Marco Bonadei (Bottom), Corinna Agustoni (Starveling), Luca Toracca (Quince), Clio Cipolletta (Elena), Sarah Nicolucci (Ermia), Vincenzo Giordano (Lisandro), Loris Fabiani (Demetrio), Giuseppe Amato (Puck), Lorenzo Fontana (Tisbe), Vincenzo Zampa(leone), Emilia Scarpati (fata)
scene di Carlo Sala
costumi di Ferdinando Bruni
musiche originali di Mario Arcari
coro della notte di Giovanna Marini
luci di Nando Frigerio
Un must della Compagnia dell’Elfo, terreno ideale per sperimentare, divertire e divertirsi, mettere alla prova giovani talenti e nuovi ensemble. Un “sogno” che si ripete nel quale ritornano memorie, tracce e citazioni del passato.
Dopo le stravaganze rock di Salvatores (regista della prima edizione nell’81), Elio De Capitani ha sperimentato con questo testo due approcci registici radicalmente distanti: dalle atmosfere dark della messinscena del 1986, il regista ha virato verso una cifra stilistica nuova per la produzione del 1997, un successo ripreso e replicato per vent’anni. Da allora il Sogno dell’Elfo è uno spettacolo-festa dalla leggerezza mozartiana nel quale si è fatta strada la libertà di abbandonarsi al piacere del racconto, esaltando il gioco di simmetrie barocche e di abili incastri che fanno di questa commedia uno stupefacente congegno per il divertimento.
Il testo di Shakespeare intreccia le peripezie d’amore di uomini e donne, elfi e fate, tra palazzi nobiliari e foreste incantate, distruggendo l’idea romantica dell’amore e facendo piazza pulita di luoghi comuni, senza per questo irridere ai sentimenti, ma dando conto della loro fragilità e della carica di irrazionalità e di follia. La regia di Elio De Capitani, con tocco leggero, riesce ad amalgamare felicemente la solarità della commedia dei quattro giovani amanti con le ombre d’inquietudine proiettate dal mondo degli spiriti guidati dall’imprevedibile folletto Puck. Il tutto corroborato dall’irresistibile comicità sprigionata dai personaggi degli artigiani, un gruppo squinternato di aspiranti attori.